‘‘Internet of Things’’ è diventato lo strumento più sfruttato dai criminali informatici

 

IoT (Internet of Things) si riferisce ai dispositivi smart che hanno la tendenza a sostituire l’elettronica usuale. Questi elaborati dispositivi possiedono dei software altamente compatibili, per questo possono essere interconnessi. Ad esempio è possibile collegare il cellulare con la lavatrice. Quest’ultima tendenza di sfruttare i dispositivi digitali per implementare gli attacchi informatici è davvero destabilizzante. Si prospetta di avere circa 50 miliardi di dispositivi IoT connessi ad Internet entro il 2020.

I dispositivi Internet of Things vengono prodotti focalizzandosi principalmente sul costo e sulla convenienza, fattori che li rendono particolarmente attraenti agli utenti finali. Sebbene possiedano (e ne avranno sempre di più) un’elettronica sofisticata, la loro sicurezza è l’ultima cosa che viene considerata. Di conseguenza, diventano strumenti attraverso i quali i dispositivi mobili o computer possono essere facilmente infettati da minacce malware.

Ovviamente, possono esservi speculazioni sul fatto che le computazioni, così come le risorse inerenti alla memoria, non sono sufficienti per eseguire degli hackeraggi tramite questi strumenti, ma questo non è affatto vero. Sebbene non sia possibile negare che, le stampanti non possono essere messe sullo stesso piano dei computer per le precedentemente menzionate capacità, queste insieme a dispositivi similari possono comunque essere utilizzate per degli attacchi, come ad esempio è stato possibile osservare nel caso di Kreb.

Il sito del ricercatore per la sicurezza informatica Brian Kreb è stato spazzato via a causa di un attacco da DDoS (Distributed Denial of Service). Gli attacchi DDoS consistono nell’inondare un servizio online da diverse fonti, rendendo in questo modo il servizio (ad esempio sito web, etc.) non disponibile. Quest’attacco è stato portato avanti tramite IoT come registratori video digitali e videocamere di sicurezza. Il fornitore dei servizi di sicurezza anti DDoS del sito di Kreb, Akamai cloud services, non è stato in grado di gestire questo attacco DDoS (almeno non gratuitamente), che ha raggiunto circa 620 GB al secondo.

Da questo è molto chiaro che l’obiettivo futuro di coloro che si occupano di sicurezza informatica è quello di sviluppare una tecnologia affidabile in grado di proteggere i dispositivi Internet of Things in modo tale che non diventino strumenti utili per far raggiungere ai criminali informatici i loro obiettivi. Questo dovrà essere fatto fin da oggi.

 

 
 
 
 

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